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Dito a scatto

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Il dito a scatto è una malattia infiammatoria extrarticolare e consiste in una tenosinovite reattiva con stenosi dei tendini flessori a livello dell’articolazione metacarpo falangea che causa un inspessimento della fibrocartilagine della superficie interna della puleggia A1. A causa di questa patologia si può avere, a seconda degli stadi evolutivi della stessa, difficoltà di movimento o blocco delle dita in flessione.


Il dito a scatto può essere primario o idiopatico (più frequente in post menopausa) o una forma secondaria dovuta a patologie del tessuto connettivo come diabete, artrite reumatoide, gotta e amiloidosi.


Fu descritta per la prima volta da Notta nel 1850. Green classifica il dito a scatto in quattro stadi evolutivi. Nel I grado è presente dolore, edema e movimenti irregolari delle dita. Il II stadio è caratterizzato da un blocco in flessione delle dita colpite correggibile attivamente, cioè senza l’aiuto dell’altra mano. Un III stadio, il cui blocco in flessione è correggibile solo passivamente (con l’aiuto dell’altra mano). Il IV stadio con blocco in flessione incorreggibile.
Per i primi due stadi il trattamento consiste nel riposo o nel trattamento con infiltrazione di steroidi e/o con l’utilizzo di un tutore che metta a riposo l’articolazione metacarpo falangea per due/tre settimane. Di solito si sconsiglia di superare le due infiltrazioni totali con steroidi.
Nel grado III e IV il trattamento è chirurgico. L’apertura della puleggia A1 può essere percutanea tramite l’utilizzo di un ago, a cielo aperto tramite un piccolo intervento chirurgico o endoscopica.


Le complicanze del trattamento chirurgico comprendono l’effetto corda d’arco in caso di apertura accidentale della puleggia A2 insieme alla A1, la deviazione ulnare del secondo tendine flessore o la fibrosi intertendinea specialmente in soggetti diabetici. Possibile complicanza è anche la sezione del nervo digitale radiale del pollice in caso di puleggiotomia del flessore del primo dito.  

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