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Dito a scatto

In cosa consiste il dito a scatto?

È un’infiammazione dei tendini flessori del dito che porta alla formazione di un nodulo che rende difficile lo scorrimento del tendine all’interno delle pulegge della mano. Dal punto di vista sintomatologico si osserva il blocco del dito durate la flessione o l’estensione. Tale blocco può essere reversibile o irreversibile tale da rendere necessario l’utilizzo dell’altra mano per riportare il dito in posizione corretta.

Terapia del dito a scatto

La terapia può essere conservativa (riposo) o chirurgica. E’ importante aver ben chiaro che l’utilizzo di un tutore o il trattamento con infiltrazione corticosteroidea riduce il gonfiore ed il dolore ma non rappresenta la soluzione. Infatti, in caso di dolore persistente è opportuno optare per l’intervento chirurgico.
L’intervento chirurgico consiste nell’apertura delle pulegge interessate tramite una piccola incisione cutanea effettuata in anestesia locale.

Dal punto di vista prettamente clinico, si può osservare una sorta di blocco del dito durante la fase di estensione e flessione con conseguente scatto in chiusura o apertura del dito stesso. Si interviene in anestesia locale con un intervento che ha lo scopo di consentire al tendine di scorrere correttamente. Si procede per via endoscopica o con un ago attraverso la cute.

Comunque, queste tecniche possono essere utilizzate solo in casi selezionati dal chirurgo. Il paziente può tornare a casa subito dopo l’intervento (è necessaria solo una breve educazione) per poi riprendere a muovere normalmente il dito il giorno successivo. La cicatrice che residua sarà lunga circa un centimetro. E’ importante ricordare che i casi di recidiva sono rari. Però, nel tempo è molto frequente che siano coinvolte anche le altre dita.

Dopo l’operazione è utile eseguire la fisioterapia per evitare la formazione di aderenze tendinee. Per questo si consiglia di praticare specifici esercizi dopo l’intervento.
Il paziente può tornare alle normali attività quotidiane in media dopo 5-7 giorni.

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